Fotonarriamoci affonda le sue radici nelle teorizzazioni e nella pratica di Judy Weiser, pioniera della fototerapia. Così come concepita dalla Weiser, semplificando, la fototerapia è una tecnica psicoterapeutica, in un setting terapeutico, in cui la foto è lo strumento per agevolare l’emergere di dinamiche psichiche del paziente.
Fotonarriamoci non ha un fine terapeutico in senso stretto, se con questo si intende la cura di un disturbo psicologico, una patologia psichica. È invece un progetto in cui l’incontro tra psicologia e fotografia conduce ad un processo di autonarrazione che può certamente avere una valenza evolutiva, attraverso l’acquisizione di una maggiore consapevolezza di sé.
Come l’utilizzo della fotografia può condurre a questa consapevolezza?
La progettazione dello scatto fotografico è un momento in cui si manifesta un’intenzione, che deriva da elementi passati e si proietta su possibilità future, declinandosi in una scelta nel presente. E’ quindi già un’opportunità di esplorazione di sé.
La lettura di questo momento, sia in tempo reale sia a posteriori regala un ricco bagaglio di informazioni personali.
L’osservazione della foto, che sia un ritratto, un autoritratto, un paesaggio, un’immagine astratta, stimola la produzione di pensieri, emozioni, altre immagini, creando un quadro estemporaneo del vissuto presente dell’osservatore, che ha radici nuovamente nella sua storia passata e rivela desideri in ottica futura.
Accogliere senza giudizio, con disponibilità, ciò che emerge durante uno scatto fotografico o l’osservazione attiva di una fotografia, offre un’occasione di maggiore autoconsapevolezza, di crescita personale
Sfruttando le potenzialità delle fotografie, in quanto capaci di innescare reazioni, di stimolare proiezioni, di smuovere emozioni, costruiamo occasioni, contesti, esercizi per dar luce ai significati del soggetto coinvolto.